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Matino
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mwhaMatino è un mwhqcomune italiano di mwhg10 737 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwiwprovincia di Lecce in mwjaPuglia, nel mwjqSalento sud-occidentale.
Contents
• Clima
• Storia
• Simboli
• Altro
• Società
• Cultura
• Musica
• Economia
• Strade
• Ferrovie
• Sport
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Matino sorge sulle ultime propaggini delle mwkgserre salentine a mwkw75 m s.l.m., a mwla10 km dalla mwlqcosta ionica e a mwlg25 km dall'estrema punta della mwlwpenisola salentina rappresentata dal mwmaCapo di Leuca. Il centro storico si estende sulla collina detta di Sant'Ermete adagiata fra due canaloni preistorici (mwmqgravine carsiche) denominati rispettivamente "Universo" sul lato nord e "Reale" sul lato sud.
Il territorio, fortemente mwmwcarsico, è privo di corsi d'acqua di superficie ma ricchissimo di corsi d'acqua sotterranei alimentati dalle cosiddette mwnaVore, inghiottitoi naturali delle acque pluvie situati in depressioni naturali del terreno.
Il comune, che si estende su una superficie di mwng26,28 km², raggiunge i mwnw38 m s.l.m. di altezza minima e i mwoa172 m s.l.m. di altezza massima. La cittadina domina la vallata denominata di mwoqTaviano-Matino che rappresenta una delle zone più fertili del mwogSalento. Le colture predominanti sono l'ulivo e la vite ma con ampi spazi dedicati ai seminativi e alle colture in serra, in special modo fiori.
Negli ultimi anni l'infestazione degli splendidi olivi secolari del territorio matinese da parte del batterio mwpaXylella fastidiosa e la conseguente disastrosa moria degli olivi, ed in misura minore ma comunque significativa, gli attacchi del mwpqRhynchophorus ferrugineus ai tanti palmizi del territorio, ha provocato un radicale cambiamento del panorama delle campagne matinesi.cite-ref-4[4]
Molto frequenti sono le mwqwmasserie, grandi costruzioni rurali che insistevano su ampi latifondi, frutto del notevole impulso dato alla produzione agricola nel mwraperiodo Borbone (mwrq1724-mwrg1860), ad oggi in disuso salvo qualche esempio di riutilizzazione in chiave agrituristica. Abbastanza diffusi sono anche i cosiddetti mwrwcaseddhi, o mwsapajare (pagliai) tipico esempio di edilizia rurale, derivante da antiche tecniche costruttive di provenienza magnogreca. Diffusissima l'edilizia rurale di tipo moderno a testimonianza di un attaccamento alla terra delle popolazioni locali e di un vivacissimo mercato agrituristico.
Clima
Secondo la mwuwstazione meteorologica di Lecce Galatina e la mwvastazione meteorologica di Santa Maria di Leuca Matino (che rientra nel territorio del basso Salento) presenta mwvqclima mediterraneo con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la mwvgtemperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai mwvw+9 °C, con minime assolute che molto raramente scendono sotto lo zero, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui mwwa+25,1 °C. con massime che possono arrivare anche vicine ai mwwq40 °C. Le mwwgprecipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai mwww676 mm, presentano un minimo in mwxaprimavera-mwxqestate ed un picco in mwxgautunno-mwxwinverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle mwyqserre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da sud-est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisolacite-ref-5[5].
Origini del nome
Che il toponimo di Matino derivi dalla radice linguistica osca mwaaMat che significa "terreno coltivato" o "terreno fertile" o in alcuni casi "altopiano" o "pianura", come sostenuto da diversi studiosi è una tesi piuttosto dubbia in quanto l'mwaqosco, una lingua pre-romana diffusa dall'mwagAbruzzo fino alla mwawCalabria, non penetrò mai nel Salento meridionale del quale Matino fa parte linguisticamente,cite-ref-6[6] sebbene il poeta mwcaQuinto Ennio (originario di mwcqRudiae presso Lecce) affermasse di padroneggiarlacite-ref-7[7]. Non vi sono tracce della lingua osca in nessun ritrovamento archeologico o iscrizione in nessun sito salentino.cite-ref-8[8] D'altra parte quasi tutti i toponimi salentini hanno origini messapiche (mwegUgento, mwewAlezio, mwfaOtranto), greche (mwfqGallipoli, mwfgGalatone) o latine (mwfwCasarano, mwgaTaviano), ma non osche.cite-ref-9[9] Peraltro denominare un paese con un nome di origine osca intorno all'anno mille, quando cioè i dialetti osci sono scomparsi da almeno 6 secoli, sembrerebbe un'ipotesi poco probabile. Questa constatazione avvalorerebbe la tesi dello storico locale mwhqCarlo Coppolacite-ref-10[10]mwig, circa le origini in quanto il toponimo si spiegherebbe solo con una derivazione dal nome "Matini" o mwiwMatinates ex Gargani come li cita mwjaPlinio. A loro volta i mwjqMatinates derivavano il proprio nome dal culto della Dea romana dell'aurora "mwjgMater Matuta".cite-ref-11[11]
Anche l'ipotesi di un'origine del toponimo dalla storpiatura della parola mattino è abbastanza debole e sembra priva di fondamento dal punto di vista dell'analisi linguistico-semantica.cite-ref-12[12]
Storia
Paleostoria
Il territorio risulta essere stato abitato già dal mwmwPaleolitico medio, evenienza testimoniata dai ritrovamenti di manufatti risalenti a questo periodo presso la Grotta di Sant'Ermete.cite-ref-13[13]
La frequentazione umana del sito sembra continuare fino all'mwoqEtà del bronzo e si inserisce nel contesto della mwogCultura Romanelliana e rupestre localizzata nelle Serre Salentine.cite-ref-14[14] cite-ref-15[15]
Le origini
Alcuni storici cittadinicite-ref-16[16]cite-ref-17[17] fanno risalire l'origine della cittadina alla distruzione delle città mwtqmessapiche di mwtgAlezio e la presunta mwtwBavota, l'attuale mwuaParabita, da parte dei mwuqSaraceni, secondo questa tesi avvenuta nei secoli mwugIX e mwuwX e ad un relativo insediamento dei profughi nella zona della Matino odierna.
L'ipotesi, non suffragata peraltro da alcun documento o riferimento storico, è contraddetta da diverse circostanze:cite-ref-18[18]
1. La marcata differenza dei dialetti parlati nelle presunte città fondanti e Matino stessa, che fanno presumere le 3 cittadine appartenenti a matrici culturali diverse.
2. L'esistenza stessa di una città denominata mwxaBavota in una posizione geografica collocata fra le attuali Alezio e Parabita, è stata smentita da eminenti studiosi negli ultimi anni e sembra essere dovuta ad una cattiva trascrizione di un copiatore.cite-ref-19[19] È altresì probabile che la fondazione di Parabita sia posteriore a quella di Matino
Altri autoricite-ref-21[21] ritengono invece più probabile una fondazione della Matino moderna da parte di profughi provenienti dalla Matino antica.
L'antica Matino era un popoloso centro situato sulle coste del mw1qGargano, fondato intorno al mw1g1000 a.C. e denominato mw1wmw2aApeneste in periodo magno-greco e poi mw2qmw2gMatinum in periodo romano. Il toponimo mw2wApeneste significa in greco antico "che nasce" oppure "che sorge" con chiaro riferimento al sole. Anche la versione latina mw3aMatinum conserva la medesima accezione di significato. Potrebbe quindi non essere un caso che lo stemma di Matino nuova, adottato in epoca normanna e quindi poco dopo l'anno 1000 d.C., rappresenti proprio un sole che sorge tra due colline.
I mw3gMatinates ex Gargani come li cita mw3wPlinio il Vecchio ed altri autori classicicite-ref-22[22] ovvero gli abitanti dell'antica Matino, erano un piccolo popolo di stirpe mw5amw5qgreco-dauno-mw5gjapigia stanziatosi nella mw5wPuglia settentrionale fra il IX e il VII sec. a.C. in seguito alla grande migrazione verso le coste adriatiche proveniente da est e sud-est che porta sui lidi pugliesi prima popolazioni illiriche e poi a distanza di circa 2 secoli, coloni greci.cite-ref-23[23] Questa tribù fondò la città che divenne un centro marinaro e commerciale di notevole importanza fino al periodo tardo romano e di cui si hanno notizie certe fino al mw7a980 d.C., probabile anno della sua distruzione della quale non si hanno notizie certe se non che scompare da ogni documento.
La fondazione dell'odierna Matino sarebbe avvenuta in seguito alla scomparsa di questo centro avvenuta nel periodo fra il mw7g971-mw7w980 d.C. forse per un terremoto-maremoto, dato che parte delle rovine dell'antica Matino sono ad oggi sommerse dall'Adriatico, oppure procurata dalla serie di incursioni saracene che devastarono il territorio matinese e l'intero Meridione d'Italia intorno a quegli anni, molto probabilmente per ambedue le evenienze. In ogni caso la circostanza che la data di distruzione della Matino antica e quella della fondazione della Matino nuova coincidano rappresenta, insieme all'analisi linguistica del toponimo - altrimenti inspiegabile - se non una prova, un indizio di sicura rilevanza circa le origini del paese.
Il primo documento attestante l'esistenza di Matino è del 1099 mw8q"(…) offero primis deo et monasterio sancte marie de nerito hoc est enim unum oratorium nostrum quod est ecclesia sanctae Anastasiae de mw8gMatino cum putheo domibus, olivis et omnibus terris suis, quae est comitatus nostri Neritoni, ut in perpetuum maneat sub potestate de praedicto monasterio Sanctae Mariae…"cite-ref-24[24] (tr. Offro innanzitutto a Dio e quindi al monastero di S. Maria di Nardò, perché questo è il nostro unico luogo di preghiera, la chiesa di S. Anastasia di Matino, con case, ulivi e tutte le sue terre, la quale si trova nella nostra contea di Nardò, affinché rimanga per sempre sotto l'autorità del predetto monastero di S. Maria).
Con detto documento Goffredo Conte di Nardò fa dono a Everardo, Priore di S.Maria di Nardò, del Monastero di Santa Anastasìa che doveva essere molto grande tanto da essere dotato di un proprio mulino e con tutti i suoi possedimenti che dovevano essere ben estesi, certificando al tempo stesso l'esistenza del casale di Matino ed è quindi plausibile che la sua fondazione risalga ad almeno un secolo prima, dove un manipolo di esuli dell'antica Matino potrebbero aver dato vita ad una nuova patria.
Periodo Normanno-Svevo: il casato dei De Persona
Nel periodo normanno, il territorio matinese venne infeudato, fra il 1190 e il 1192, da mw-gTancredi di Lecce a favore della Famiglia De Persona. Il feudo, assai vasto, comprendeva oltre al casale di Matino anche i territori di Tuglie e Seclìcite-ref-tasselli-25-0[25].
Il primo barone di Matino fu mwaqaFilippo de Personacite-ref-tasselli-25-1[25] a cui succedette il figlio Gervasio di Matino (mwaquGervasio de Persona) assumendo come da tradizione normanna nel proprio nome quello del feudo e quindi il nipote Glicerio di Matino (mwaqyGlicerio de Persona) premorto di qualche mese al padre in quanto torturato e impiccato a Brindisi dagli angioini per aver comandato lo sfortunato mwaqcAssedio di Gallipoli del 1268-1269. I De Persona, famiglia ghibellina e fedelissima alla casata Hohenstaufen, furono personaggi di primissimo piano nella corte sveva sia nel periodo di Federico II che durante il regno di Manfredi.cite-ref-26[26] Fra i più grandi feudatari del Regno di Sicilia, furono, nel corso degli anni, nominati signori anche dei feudi di Mottola, di Ceglie Messapica, della Contea di Soleto, del casale di San Pietro di Galatina e dei territori che sarebbero poi divenuti il feudo di Martina Franca. Acerrimi nemici degli angioini, furono privati di tutti i loro feudi da Carlo I d'Angiò nel 1269, alla fine delle guerre svevo-angioine.cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]
La casata rientrerà in possesso del feudo di Matino circa un secolo dopo.
Periodo Angioino e Aragonese: i casati Du Till, Maramonte, Antoglietta e il ritorno dei De Persona
Il cambio ai vertici del potere nell'Italia Meridionale con l'avvento degli Angioni, ha ripercussioni anche su Matino il cui feudo viene deliberatamente smembrato a perenne memoria della vendetta angioina contro i De Persona. Il casale di Matino e quello di Parabita vengono assegnati al cavaliere angioino Giovanni di Tillio (mwarcJean Du Till).
Il feudo resta al Du Till per un periodo molto breve se già nel 1273 il casale di Matino viene assegnato al giureconsulto Sparano da Bari per i servizi resi al re angioino mentre quello di Parabita verosimilmente resta al Du Till e ai suoi discendenti ancora per qualche anno.cite-ref-29[29]
Il casale andrà nel 1352 a Maramonte de mwar4Maramonte, figlio di Giannotto de Maramontecite-ref-30[30], nobiluomo originario di Cutrofiano, attraverso la madre, la nobildonna Armenia Di Luco, che dona quale "mwasmmwasqControdote" alla moglie di Maramonte, la nobildonna tarantina Isabella di Nantolio (mwasuAntoglietta) il casale di Matinocite-ref-31[31].
Nel 1378 ritornano in possesso dei territori matinesi gli antichi feudatari con Ludovico De Persona (Lisolus de Matino Judex).cite-ref-32[32]
È provata l'esistenza fra il '300 e l' '500 di una Matino "grande" e di una Matino "piccola", da vari documenti fino ad almeno al 1530cite-ref-33[33], data dopo la quale in nessun documento si fa più menzione di un Matino "piccolo", ritenendosi quindi che il piccolo insediamento sia stato gradualmente abbandonato. Non se ne conosce l'ubicazione precisa anche se alcuni studiosi locali (T. Leopizzi, C.Coppola) hanno prodotto alcune ipotesi nel merito.
Nel 1440 Giovanni de Persona riscatta il feudo matinese da Antonio Orsini del Balzo, dopo averlo ceduto negli anni precedenti ma in data sconosciuta.cite-ref-34[34]
Nel 1500 Pietro Antonio De Persona e il figlio Giovanni Francesco fondano il monastero dei Padri Domenicani intitolato a S. Maria del Soccorso.cite-ref-bacile-35-0[35]
Nel 1530 il feudatario di Matino è Giovanni De Persona. Suo figlio, Annibale De Persona, sarà l'ultimo barone di Matino in quanto, senza discendenza maschile, concederà in sposa sua figlia Fulvia e il feudo matinese quale dote al marchese Mario Del Tufo nel 1575.cite-ref-36[36]
Alcuni palazzotti cinquecenteschi di buona fattura nel centro storico di Matino testimoniano una certa vivacità della cittadina nel XV e XVI secolo in concomitanza con il periodo di pace che vivrà Terra d'Otranto dopo secoli di scorribande e guerre.
Dagli Aragonesi ai Borbone: il casato dei marchesi Del Tufo
Il feudo matinese passa nelle mani del barone Mario Del Tufo nel 1575, ma bisognerà attendere il 1632 perché il primo Del Tufo, Ascanio, il primo di una lunga serie di feudatari con lo stesso nome di battesimo, si insedi stabilmente a Matino.
Gli succederanno il figlio Giuseppe nel 1640, ed il di lui figlio, di nome Ascanio come il nonno, nel 1671. Ancora un ulteriore Ascanio è marchese nel 1690. Il suo successore sarà il marchese Giovanni Girolamo a partire dal 1761 e quindi un ultimo Ascanio dal 1783 fino all'eversione della feudalità nel 1806.cite-ref-37[37]
La gran parte degli edifici di interesse architettonico della cittadina di Matino risale al mwavaperiodo Borbone (mwave1724-mwavi1860), momento di sviluppo notevole sia per Matino sia per tutto il Meridione e nel Salento soprattutto grazie ai grandi flussi finanziari consentiti dall'esportazione di olio lampante.cite-ref-38[38]
La Chiesa Matrice, intitolata anch'essa a mwavgSan Giorgio Martire, in stile mwavktardo barocco e pianta a croce latina, fu costruita a partire dal 1750 su una preesistente chiesa che è rappresentata dal braccio minore dell'attuale fabbrica, consacrata nel 1760 e completata nel 1763cite-ref-bacile-35-1[35] Ancora da segnalarsi la seicentesca chiesa del mwav4Carmine e la chiesa del mwav8Rosario, una volta dedicata a mwawaSanta Maria del Soccorso, nonché cappella del convento domenicano (in passato adibita a struttura ospedaliera e di ricovero per i pellegrini che da mwaweLecce procedevano per mwawiSanta Maria di Leuca e viceversa) diventato ormai quasi invisibile, in quanto molti dei locali appartenenti al convento stesso sono stati occupati dagli uffici del comune in epoca moderna e visibilmente modificati fino a farne scomparire le caratteristiche architettoniche.
Simboli
Stemma
«
Campo di cielo
, al
sole
d'oro, con la parte inferiore esiguamente celata dal colle centrale del monte alla tedesca di tre colli, fondato in punta, di verde, esso colle centrale caricato dalla lettera maiuscola M, di argento. Ornamenti esteriori da Città.»
(D.P.R. 30 marzo 2004)
Gonfalone
«Drappo di bianco con la bordatura di azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dallo stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della Città. Le parti di metallo e i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.»
(D.P.R. 30 marzo 2004)
Onorificenze
Titolo di Città
«Decreto del presidente della Repubblica»
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2 luglio 2002
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa matrice di San Giorgio
La Chiesa matrice è dedicata a mwayySan Giorgio, il santo guerriero e agricoltore (il nome mwaycgeōrgós (γεωργός) in greco antico significa appunto contadino). La chiesa fu edificata a metà del mwaygSettecento su progetto di un parente del marchese, tal Giuseppe Del Tufo e con il finanziamento marchesale, sui resti di una preesistente struttura della metà del mwaykCinquecento e a sua volta costruita sulle rovine di una chiesa ancora più antica e di rito greco probabilmente risalente al '200, per soddisfare le crescenti necessità di una comunità cittadina cresciuta demograficamente ed economicamente. Presenta una semplice facciata divisa in tre ordini da aggettanti mwayotrabeazioni. L'interno, con pianta a croce latina ad una sola navata, ospita otto altari laterali nel braccio principale e altri due nel mwaystransetto. Di particolare pregio artistico è la statua lignea di San Giorgio ai cui fianchi sono accese due lampade votive in argento del mwaywXVIII secolo di scuola napoletana.
Chiesa del Crocefisso
La Chiesa del Crocifisso, eretta verso la fine del mway8Seicento, sorge con molta probabilità sul luogo di due chiesette di epoca molto più antica dedicati a mwazaSant' Eligio e a mwazeSant'Antonio Abate. Probabilmente le due cappelle originarie di epoca medioevale. L'interno della costruzione odierna, che conserva vari dipinti barocchi tra i quali una tela raffigurante mwaziSan Pietro che si ritiene della scuola dello mwazmSpagnoletto, ospita due altari; il maggiore è dedicato al mwazqCrocifisso, mentre il secondario è intitolato ai santi mwazuSant'Eligio, mwazySant'Antonio Abate e mwazcMarina.
Chiesa del Carmine
La Chiesa della mwazoMadonna del Carminecite-ref-cresciamo-42-0[42] è stata costruita agli inizi del sec. XVII a seguito del ritrovamento di un'icona della Madonna in campagna. Il suo completamento data al 1603. Nel 1653 lo scultore copertinese Ambrogio Martinelli realizzò l'altare maggiore in pietra leccese, sul quale fu collocata l'icona ritrovata della Madonna. Tra il 2000 e il 2011 è stato effettuato il restauro conservativo dell'altare del Martinelli e sono state disvelate le decorazioni seicentesche e le cromie originali delle pareti interne della chiesa. Interessante è il dipinto della mwaz8Pietà, situato nella mwaaaSacrestia, eseguito nel mwaae1621 direttamente sulla roccia.
Chiesa del Rosario e convento dei domenicani
La ex Chiesa di mwaaqSanta Maria del Soccorso, oggi dedicata alla mwaauMadonna del Rosario, si presenta a unica navata e con un'incompiuta facciata in mwaaystile classico. Il corpo principale della fabbrica è stato eretto nel mwaacCinquecento. Fu interessata da una radicale rifacimento intorno al 1750, quando assunse un aspetto tipicamente barocco. Di semplice fattura, è dotata di dipinti di notevole pregio artistico attribuiti per la maggior parte a Gian Domenico Catalano. La tela della mwaagCirconcisione di Gesù Bambino, realizzata da mwaakGiovanni Andrea Coppola, è stata trafugata.
Chiesa della Pietà
La costruzione della seicentesca Chiesa della Pietà si deve alla devozione di due famiglie di possidenti matinesi, i Marsano (Pitta-Marsano) e la famiglia Caroppo, che fra il 1620 e il 1623 donarono il terreno e si accollarono le spese di costruzione della chiesa e poi qualche anno più tardi, intorno al 1630, del grande portico impropriamente oggi denominato Arco della Pietà.cite-ref-43[43] Fra il 1671 e il 1679 l'edificio fu ristrutturato con l'intervento della marchesa Anna Maria Ravaschiero, vedova Del Tufo. Il portale finemente decorato e di pregevole fattura si deve invece alla committenza del Marchese Ascanio del Tufo e si realizza fra il 1711 e il 1716. La chiesa fu data poi nella disponibilità della mwabamwabeconfraternita della Pietà. Erroneamente si è pensato che l'arco rappresentasse uno degli ingressi della cittadina, in realtà in origine la chiesa si trovava all'esterno del perimetro cittadino, perimetro che raggiunse l'arco e lo inglobò verso la fine del '600. La chiesa è caratterizzata dalle sue volte strette ed interamente affrescate, si presume che l'autore degli affreschi sia stato l'artista napoletano del settecento Giuseppe Guerra. L'interno ospita, oltre all'altare maggiore, tre altari di cui uno è intitolato a mwabimwabmSanta Maria dei Sette Dolori.
Santuario dell'Addolorata
La chiesa fu costruita tra il 1738 e il 1754 con l'impulso della Confraternita della Pietà. Nel 1905 si procedette ad un rifacimento della chiesa, con la demolizione del vecchio altare maggiore e l'allungamento dell'edificio mediante l'aggiunta dell'abside. Il pavimento fu elevato per pareggiarlo con il piano stradale che negli anni era stato sopraelevato per costruzione di una strada di accesso al paese. Furono aggiunti due altari laterali, uno dedicato a S. Luigi e l'altro ai Santi Medici. Proclamato santuario mariano diocesano,cite-ref-cresciamo-42-1[42]cite-ref-44[44]cite-ref-45[45]cite-ref-46[46] il 14 maggio 1938, dall'allora amministratore apostolico di Nardò Nicola Margiotta, vescovo di Gallipoli. È sede dell'omonima arciconfraternita.
mwaccChiesa della Beata Vergine Maria delle Grazie
La chiesa, situata a qualche chilometro di distanza dall'abitato, fu edificata nel 1657 sulle rovine di una cappella di campagna medioevale di rito greco. Abbattuta per ragioni statiche nel 1945 è stata sostituita da nuova costruzione. Qualche segno archeologico nelle vicinanze ne testimonia l'antica costruzione.
Altre chiese
• Chiesa del mwacwSacro Cuore di Gesù;
• Chiesa della mwac4Sacra Famiglia, inaugurata il 31 maggio mwac82004;
• Chiesa e mwademonastero delle mwadiCarmelitane Scalze o del Gesù Bambino di mwadmPragacite-ref-47[47];
• Cappella bizantina di Santa Anastasia, ricostruita nel '600, restaurata in tempi recenti e oggi di proprietà privata;cite-ref-48[48]
• Cappella dell'mwad4Ave Maria, via del mare;
• Cripta basiliana ipogea, in contrada Sant'Eleuterio, Santu Latteri;
• Chiesa di mwaeeSan Giuseppe, in contrada Lazzareddhu, consacrata dal mwaeivescovo mwaemAntonio Rosario Mennonna;
• Chiesa dei mwaeuSanti Cosma e Damiano, consacrata dal vescovo Antonio Rosario Mennonna, in contrada, vicinanze Frasca;
• Chiesa dell’mwaecImmacolata.
Architetture civili
• mwaesPalazzo dei Marchesi del Tufo Il palazzo, sorto sul finire del mwaewXII secolo come fortilizio normanno ad opera dei De Persona ed ingrandito nel corso del secolo successivo dalla stessa famiglia, è stato poi rimaneggiato più volte nel corso dei secoli con delle modifiche di una certa rilevanza in epoca aragonese, fino all'attuale aspetto che risale alla prima metà del mwae0XVIII secolo, con interventi che hanno reso l'antica rocca normanna, ancora visibile nel corpo del palazzo, più adatta agli usi civili. L'apertura sulla facciata di una grande trifora è forse del '500 mentre l'apertura del grande portone e la risistemazione della piazza antistante, oggi Piazza mwae4San Giorgio sono certamente settecenteschi. L'edificio nel suo aspetto odierno si distribuisce su due piani dei quali quelli superiori ospitano circa 40 stanze ed una cappella mentre quelli inferiori accolgono le stalle, le antiche cucine e diversi magazzini. Notevole il giardino pensile realizzato sui soffitti del palazzo stesso nel primo scorcio del '700 e le splendide stalle affrescate testimoni della passione per i cavalli di razza dei marchesi Del Tufo realizzate probabilmente intorno al 1740. Interessanti le profonde cave di tufo sottostanti al palazzo che hanno fornito il materiale di costruzione per i piani superiori e che potrebbero risalire a epoca normanno-sveva.
• mwafaPortale del Giardino Marchesale in contrada Lazzaretto (Lazzareddhu) In Contrada Lazzaretto si erge l'arcone del Giardino omonimo. Finito di costruire nel 1725 forse su progetto di mwafeFerdinando San Felice per Ascanio e Beatrice Ippolita Pignatelli -i cui nomi sono ricordati nell'epigrafe dell'arcone- rappresenta la magnifica entrata del giardino annesso nel quale insisteva un casino estivo oggi scomparso ma che ha lasciato qualche visibile traccia. Veramente ingegnoso il sistema di irrigazione alimentato da quattro pozzi agli angoli della tenuta collegati tra loro da gallerie sotterranee che permettevano di avere il livello dell'acqua sempre costante in qualsiasi punto della tenuta.
• mwafmPortale del Giardino Mimmo in contrada Pergola (Pergula) Costruito con tecniche simili al portale e giardino Lazzaretto (Portale simile e stesso sistema di irrigazione con 4 pozzi angolari fra l'altro splendidamente decorati) ma in periodo più tardo, è significativo oltre che per gli elementi architettonici che lo contraddistinguono, anche per lo studio della cultura del giardino, fattispecie colturale tipica dell'mwafqItalia meridionale e comunissima in agro matinese.
• mwafyBorgo Medioevale Di notevole interesse urbanistico è il centro storico medioevale rimasto, nel complesso del suo tessuto, praticamente intatto, mostrando inalterata la tipica struttura delle case cosiddette a corte ed il complesso reticolo di stradine e passaggi sotterranei e sopraelevati finalizzati alla facilità di difesa dell'abitato in caso di attacco. Tipico esempio delle tecniche urbanistiche nell'alveo del mediterraneo in epoca medievale, è uno splendido spaccato storico in parte miracolosamente salvatosi dalle aggressioni del tempo e dagli abusi edilizi.
• mwafg Frantoi ipogei I frantoi mwafkipogei di Matino testimoniano l'antica tradizione della produzione olearia, già presente in Terra d'Otranto in epoca romana e ulteriormente potenziata con grandi impianti olivicoli fra il '500 e il '700. Alcuni di essi, splendidamente conservati, rivelano l'ingegnosità delle tecniche di molitura e decantazione dell'olio attraverso sistemi di vasche a tracimazione. Rappresentano un notevole esempio di architettura industriale settecentesca.
Aree archeologiche
Grotta di Sant'Ermete
La grotta di mwaf0Sant'Ermete è un'importante testimonianza archeologica in quanto in essa sono stati individuati resti fossili, manufatti e ossa risalenti all'uomo di mwaf4Neanderthal. Usata anche da monaci greci, come testimoniato dai resti di un affresco di mwaf8Sant'Ermete, la grotta costituisce uno dei siti preistorici di frequentazione umana nel Salento già nel mwagaPaleolitico superiore.
Grotta di Sant'Eleuterio
La grotta di mwagmSant'Eleuterio è la testimonianza della presenza dei mwagqmonaci basiliani, o comunque di rito greco, nel territorio matinese. È ciò che rimane dell'antico monastero di Sant'Eleuterio sorto nel mwaguX secolo, al sommo della serra omonima, fra Matino e Parabita. Di esso sopravvive la cripta, in grotta naturale con ingresso sormontato da una piccola volta a botte. Delle originarie pitture, ammirate dal De Giorgi, non resta che un impercettibile residuo sulla parete destra. Va ricordato, fra l'altro, che quando nel Salento si passò al rito latino, le pitture ispirate al rito greco furono coperte con intonaco; furono risparmiate solo poche immagini. L. Tasselli scrive che il monastero fu eretto da un soldato di Casarano, il quale cadde in un fossato, e, per intercessione di Sant'Eleuterio, fu salvo, mwagytuttavia egli su ciò trasogna, atteso si fu che un Galantuomo e benestante della terra di Matino, che andava a cavallo per visitare i suoi poteri, che aveva là uniti, che noi diciamo masseria, ed arrivato sopra una cisterna Piena d'acqua, sprofondò la volta di essa, e si ritrovò nel profondo, dentro l'acqua invocò l'aiuto di S. Eleuterio, di cui era devo e subito si vide cavato da essa cisterna, onde poi lui, per gratitudine, procurò chiamare dei Greci Calogeri per fondare un monastero, sotto la regola di S. Basilio, e si fabbricò a sue spese la chiesa, sotto il titolo di esso santo, con le celle attorno, e lo dotò de li fondi che lo circondavano e di capitali censi...mwagc ; dentro la cisterna, nelle tonache delle mura, fece dipingere S. Eleuterio, anzi le pietre che precipitarono dalla volta non si tolsero più di li dentro, affinché servissero di monumento oculare alla posterità, della grazia ricevuta, come il tutto apparisce (Schivani).
La chiesa fu costruita ad est della gradinata che accedeva alla cisterna, e, secondo la foggia greca, aveva l'altare ad oriente: mwagkin questo luogo detto S. Papa faceva dei miracoli, e i Matinesi si portavano a pregarlo, come ai nostri giorni si è mantenuta la divozione. (Schivani).
La fondazione di Sant'Eleuterio, che per la prima volta viene menzionato nel documento neretino del 1412, risalirebbe al X secolo, in concomitanza con la fondazione di Matino.
Non è improbabile che da questo monastero, dimenticato purtroppo dagli studiosi, provenga l'immagine della Madonna della Coltura di Parabita, uno dei più suggestivi monumenti dell'arte bizantina della rinascenza. Appartenuto fino al mwagwXIII secolo ai basiliani, il sito passò poi sotto il controllo del clero locale che lo frequentò sino alla metà del mwag0Seicento. In origine comprendeva, oltre la cripta, le celle dei monaci, i granai e una chiesa.
mwag8Monastero di Santa Anastasia
Dell'antico monastero ad oggi non resta traccia se non nella cultura popolare. Non è improbabile che sia stato adibito ad altri usi dopo il passaggio nel Salento dal rito greco a quello latino e che sia andato progressivamente in rovina. Da alcuni documenti sappiamo che i possedimenti del monastero furono inglobati nelle proprietà della sede vescovile di Nardò intorno al 1700. L'antica chiesa bizantina annessa al monastero risultava diruta già nel '600 e fu probabilmente ricostruita con foggia diversa in quegli anni. E' stata poi acquisita da privati in epoca moderna e ristrutturata nel 1990 e risulta a tutt'oggi di proprietà privata.
Altro
• mwahqMonumento ai caduti della mwahuprima guerra mondiale;
• Monumento a mwahcSalvo D'Acquisto e ai mwahgcaduti di Nassiriya;
• Monumento vittime del Covid-19;
• Monumento Madonna Nera.
Società
Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere
Lingue e dialetti
Il dialetto parlato a Matino è una singolare variante del dialetto salentino meridionale. Quasi inspiegabile il fenomeno che vede i due comuni di Parabita e Matino, combacianti e divisi solo teoricamente da una strada, parlare due varianti del dialetto profondamente diverse, mentre nel comune di Casarano, confinante con la parte sud di Matino, si parla una versione del dialetto salentino più vicina a quella matinese ma con influssi ed accenti comunque notevolmente diversi.cite-ref-51[51] Sembrerebbe che il dialetto matinese sia il risultato di contaminazioni linguistiche esterne sul corpo linguistico del salentino meridionale.
Cultura
Istruzione
Scuole
A Matino ci sono tre mwakascuole dell'infanzia, due mwakescuole primarie: e una mwakiscuole secondaria di I grado.
Musei
Il Museo di Arte Contemporanea di Matino "L. Gabrieli" (MACMa) ospita una collezione di oltre 700 opere provenienti da donazioni private, prevalentemente sui temi della poesia visiva della neoavanguardie.
Musica
• Tradizionale mwakgPastorale matinese
• mwakoSantu Lazzaru
Economia
Nell'ambito dell'mwaleeconomia pugliese Matino ha occupato in passato un ruolo prevalentemente agricolo fino alla fine degli mwalianni settanta. Nei decenni successivi è avvenuta una trasformazione in senso industriale ed artigianale di notevole entità con l'apertura di diverse aziende impegnate nella produzione calzaturiera e dell'abbigliamento.
La crisi alla fine degli mwalqanni novanta ha, purtroppo, ridimensionato notevolmente il fenomeno.
Aziende storiche quali ad esempio la mwalyMeltin' Pot, azienda del Gruppo Romano Jeans, attiva nel mercato del vestiario sportivo, che per circa un trentennio avevano generato ricchezza ed occupazione oltre a un notevole indotto di piccole industrie e laboratori di circa 250 aziende con quasi mwalc2 000 addetti, hanno ridotto progressivamente il numero degli occupati a poche decine di operai. Un certo risveglio si è avuto nell'ultimo periodo con una riconversione di alcuni calzaturifici a produzioni di pregio che ha rinnovato la ormai ultra-cinquantennale tradizione industriale del settore calzaturiero.
Altri comparti economici presenti sul territorio matinese sono l'mwalkindustria alimentare, meccanica, il settore del legno e della mwalocarpenteria, del vetro e dell'mwalseditoria.
Le ditte individuali censite dall'mwal0ISTAT sono oltre 400, le mwal4società di persone 40, le mwal8società di capitali 51, con una media aziende/abitanti di 1:20, testimonianza di una certa vivacità imprenditoriale. Le aziende manifatturiere rappresentano oltre un terzo del totale aziende e il 62% degli occupati.
Il livello medio d'istruzione è discreto e in linea con la media italiana. La composizione socioeconomica della popolazione ha segnato nei tre decenni passati rispetto alla media regionale, un'elevata incidenza di lavoratori dipendenti e una bassa delle casalinghe, per effetto dell'alto impiego di manodopera femminile nel ramo manifatturiero.
Il mwamisettore agricolo si è in una certa misura riqualificato. La presenza della sede centrale della mwammBanca Popolare Pugliese, con il suo centro direzionale e la sede meccanografica determina, inoltre, un non disprezzabile apporto finanziario al circuito economico cittadino. La crisi economica internazionale degli ultimi anni ha lasciato un segno profondo nel tessuto economico cittadino. La quasi totalità delle aziende del settore manifatturiero ha chiuso i battenti o si è molto ridimensionata dando luogo ad una disoccupazione superiore alla media nazionale ma in netto miglioramento negli ultimi anni dove nel bienni 2022-2024 il tasso di disoccupazione è sceso dal 12,1% al 9,3% risultando fra i più bassi della provincia e più basso della media del sud-Italia.cite-ref-52[52]
Una certa ripresa si è avuta anche attraverso lo sviluppo di attività turistiche, data la vicinanza con le spiagge joniche, la messa a valore di molti caseggiati del centro storico medioevale e la nascita di molti B&B, anche di pregio, nel territorio, con qualche buona ricaduta occupazionale anche nell'indotto.cite-ref-53[53]
Infrastrutture e trasporti
Strade
I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:
• mwanyStrada statale 101 Salentina di Gallipoli - (Gallipoli - mwancLecce).
Ferrovie
La città è servita da una mwaoistazione ferroviaria posta sulla linea mwaomNovoli-Gagliano del Capo delle mwaoqFerrovie del Sud Est.
Amministrazione
Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 22 giugno 1985 | 4 agosto 1990 | Mario Romano | Democrazia Cristiana | Sindaco | [ 54 ] |
| 4 agosto 1990 | 7 dicembre 1991 | Mario Romano | Democrazia Cristiana | Sindaco | [ 54 ] |
| 5 febbraio 1992 | 29 novembre 1993 | Carmelo Vincenzo Russo | Democrazia Cristiana | Sindaco | [ 54 ] |
| 29 novembre 1993 | 23 giugno 1994 | Angelo Sorino | | Comm. pref. | [ 54 ] |
| 23 giugno 1994 | 25 maggio 1998 | Elio Agostiniello | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
| 25 maggio 1998 | 19 settembre 2001 | Cosimo Romano | centro-destra | Sindaco | [ 54 ] |
| 19 settembre 2001 | 28 maggio 2002 | Umberto Guidato | | Comm. straordinario | [ 54 ] |
| 28 maggio 2002 | 29 maggio 2007 | Giorgio Antonio Primiceri | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
| 29 maggio 2007 | 8 maggio 2012 | Giorgio Antonio Primiceri | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
| 7 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Cosimo Carmelo Tiziano Cataldi | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
| 11 giugno 2017 | 12 giugno 2022 | Giorgio Salvatore Toma | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
| 12 giugno 2022 | in carica | Giorgio Salvatore Toma | lista civica | Sindaco | [ 54 ] |
Gemellaggi
Sport
Note
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Bibliografia
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• citerefcoppola04Carlo Coppola, Il brigantaggio nel Salento, Ribellione popolare e repressione militare 1860 - 1865, Edizione Ass. Area, 2004.
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• Carlo Coppola, mwbieBreve storia dell'olio lampante, Appendice a mwbiiI Feudatari di Matino, 2023mwbim.
• mwbiuAntonio Costantino, Giornale degli Autori Matinesi, 2012.
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• citerefschivaniGiuseppe Schivani, Matino Cultura ed Arte [Antiche Memorie di Matino, stampato a cura dalla Casa Marchesale di Matino, 1762], ristampa del 1991, Congedo Editore.
• mwbioQuintino Siciliano, Vocabolario matinese, Trepuzzi, Edizioni Publigrafic, 2010.
Voci correlate
• mwbi4Salento
• mwbjaTerra d'Otranto
• mwbjiDiocesi di Nardò-Gallipoli
• mwbjyCittà d'Italia
• mwbjgMatinum
• mwbjoApeneste
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Matino
Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su comune.matino.le.it.
• citerefsapere-itMatino, su sapere.it, De Agostini.
• mwbkeSito ufficiale Baseball Matino, su baseballmatino.com. URL consultato il 13 marzo 2008 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2008).